mercoledì 6 giugno 2018

La Scala di Ferro

L'ex albergo La Scala di Ferro
A seguito del Regio Decreto del 31 dicembre 1866, che eliminava Cagliari dall'elenco delle piazzeforti militari, si avvia una lenta e inesorabile fase di decadimento dei bastioni e delle cortine, che per alcuni secoli avevano caratterizzato i quartieri storici. Una fase che si sarebbe poi conclusa con la demolizione quasi totale di tutte le fortificazioni.

Le cose andarono meglio per il Bastione del Monserrato poiché, una volta dismesso, venne subito venduto dal Comune di Cagliari all'ingegnere Antonio Cerruti da Biella, il quale vi impiantò un lussuoso stabilimento balneare di acqua dolce. Il bagno era dotato di 22 camerini spaziosi e confortevoli, con ampie e comode vasche in marmo rifornite di acqua calda da imponenti caldaie in rame, alimentate con fuoco a legna.
Lo stabilimento balneare, inaugurato ufficialmente il 5 settembre 1869, procurò al Cerruti grande merito perché a Cagliari, in quegli anni, si lamentava la mancanza di bagni pubblici.

Ingresso via Torino ex albergo La Scala di Ferro
Nel 1859, lo stesso Cerruti, nell'area adiacente il Bastione di San Giacomo, dove ora c'è l'hotel Regina Margherita, fece costruire anche il "Teatro Diurno", una struttura dotata di un palcoscenico vastissimo che durante i lavori per la costruzione dei bagni venne ricoperto con una tettoia mobile in legno e ribattezzato "Teatro Cerruti".

Il teatro ebbe un evidente successo di pubblico per alcuni decenni poiché riusciva a differenziare le proposte di spettacoli: acrobati, mimi, giochi e lotterie, illusionisti, opere, prosa, allettavano i cagliaritani dell'epoca.
Nel 1895 però il teatro calò il sipario per l'ultima volta, e nel 1896 venne demolito. 

Sulla stessa area, al suo posto, per volere dei fratelli Antonio ed Emanuele Boero, che se lo aggiudicarono ad un'asta, nacque il Politeama Margherita, un teatro raffinato e curato che era in grado di offrire vari generi di esibizioni: dal cinema alla lirica, dal varietà agli spettacoli circensi e altro ancora. La sua inaugurazione avvenne il giorno di natale del 1897 con "l'Africana" di Meyerbeen e fu subito un successo, tanto che il teatro ospitò anche il re Umberto I e la regina Margherita alla rappresentazione della Carmen.

Passarono cinquanta anni, e il 17 dicembre del 1942, ormai in piena guerra mondiale, un furioso incendio lo distrusse completamente.

Tra il 1869 e il 1870, per migliorare l'aspetto del fabbricato che ospitava lo stabilimento balneare, ai lati del complesso furono aggiunte due torrette merlate in stile neogotico.
Sotterranei ex Albergo La Scala di Ferro
Nel 1871 una parte dell'edificio viene invece trasformato in albergo con l'aggiunta di eleganti appartamenti, grandi camere e di una bella sala da pranzo. Questi ambienti, il cui prospetto poggiava sul muro di contenimento della fortificazione cinquecentesca, vennero contraddistinti dalla merlatura che ancora oggi corre lungo la facciata.

Il prospetto di destinazione alberghiera però venne tuttavia accantonato e i locali, benché ormai già pronti all'uso, nello stesso anno, furono prima affittati ad un istituto-convitto, e successivamente, nel 1881 dopo aver fatto erigere un corpo centrale rivolto verso il cortile interno, vennero affidati alle Regie Poste.
Cippi Funerari
L'albergo-ristorante "La Scala di Ferro" venne invece inaugurato nel 1877 dal ristoratore Luigi Caldanzano, che originariamente aprì i battenti nel prestigioso palazzo Baffico, un edificio risalente alla metà dell'Ottocento e situato ancora oggi tra la via Torino e la piazza Costituzione. Il Caldanzano, nello scegliere il nome si era ispirato ad una scaletta a chiocciola, in ferro, che congiungeva le sale inferiori con quelle superiori dell'edificio.

Alla morte di Luigi Caldanzano, la vedova Rita Corongiu manifestò però il  proprio interesse per il castello Turrito (l'attuale Scala di Ferro), di proprietà del Cerruti, al fine di trasferirvi il suo albergo-ristorante. Trattative che si conclusero il 30 giugno 1889.

Nell'edificio realizzato sopra la terrazza del Bastione di San Giacomo, il nuovo albergo-ristorante "La Scala di Ferro" occupò una porzione del piano terra, la quasi totalità dei piani superiori e le due torrette panoramiche che la titolare adibì ad alloggio degli inservienti.

Le camere erano ampie e decorose, presentavano pareti e soffitti pitturati, ed erano arredate con mobili di un certo pregio. Naturalmente la scala a chiocciola, che aveva dato il nome all'albergo, rimase nel vecchio palazzo Baffigo.

Cippi Funerari
La nuova struttura, forte della tradizione, lavorava a pieno ritmo. Al contrario, gli eredi Cerruti che gestivano lo stabilimento dei bagni, navigavano in acque tempestose. Per tale ragione, ad istanza di alcuni creditori, nel 1894 il prestigioso immobile venne pignorato e sottoposto dal Tribunale di Cagliari alla vendita mediante incanto.

Alla procedura partecipò anche lo stesso esattore che si aggiudicò il bene. I Cerruti uscirono così dalla scena e insieme a loro anche la vedova Caldanzano.

Da allora il padrone delle intere strutture diventa Giuseppe Setti, che inizia a gestire l'albergo e lo stabilimento balneare.

Il Setti rinnova radicalmente l'intero complesso, rimette a nuovo la sala per il servizio del bar dove sistema anche una rivendita di giornali.

L'operazione culmina nel 1898 con la realizzazione della bella balconata e l'apertura di un secondo ingresso, nell'attuale viale Regina Margherita, su progetto dell'ingegnere Dionigi Scano.

Da quel momento, le torrette, che erano state destinate ad alloggio del personale di servizio, vengono adattate per ospitare i visitatori più esigenti che chiedevano una camera con vista sulla città e sul mare.
Cippi Funerari
Nell'albergo turrito iniziano a soggiornare personalità di primo piano, e la ricettività sembra davvero senza sosta, tant'è che tra il 1926 e il 1927 si programma l'ampliamento del complesso al fine di accrescerne la capacità.

Viene costruita una nuova ala che si sviluppa verso nord partendo dall'ingresso di viale Regina Margherita, e viene completata anche la facciata in bugnato in analogia con quella esistente nella parte più a valle. In questo modo, l'edificio appariva ancora più maestoso.

Tra gli anni Venti e Trenta si registrano ulteriori progressi nei servizi: termosifoni, acqua calda e fredda in tutte le stanze, e nemmeno la guerra riesce a bloccare l'espansione dell'albergo.

Ma nel 1961 i fratelli Setti, che nel frattempo avevano ereditato l'albergo dal padre, vendono l'intera struttura alla Compagnia Italiana Jolly Hotels che lo chiude poco tempo dopo per costruire un'altra nuova struttura alberghiera a ridosso delle antiche mura.

Cippi Funerari
Da quel momento La Scala di Ferro entra in una fase di lunga agonia che terminerà solo nel 2000, quando hanno inizio i lavori di recupero del complesso.

Oggi, a seguito delle opere di demolizione del prospetto interno neogotico e di sventramento dei locali, dell'ex albergo rimane solo la facciata sul viale Regina Margherita, e l'attuale proprietario è la Società Membrini Costruzioni, che lo ha ceduto in affitto alla Prefettura di Cagliari e al Convitto Nazionale.

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