lunedì 4 novembre 2019

Dalla Darsena all'altura di Bonaria

Piazza Ingrao, Piazza Deffenu e l'intersezione stradale che conduce nei viali Bonaria e Diaz

Cagliari, pesantemente bombardata e quasi completamente da ricostruire, rinasce con l'introduzione della Legge Nazionale sull'Urbanistica del 1942 che, entrata in vigore durante il periodo fascista e attualmente, seppure adeguata, ancora in uso, prevedeva la ricostruzione degli edifici distrutti incrementandone la volumetria e le proporzioni, questo per consentire a chi era rimasto senza casa di riavere un tetto.

Via Roma anni Venti del Novecento
L'attuale piazza Attilio Deffenu, così come la Regia Darsena, divengono dunque oggetto di restauro e abbellimento solo a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed è proprio durante questi anni che nascono anche i primi palazzoni, alti e disarmonici rispetto a quelli rimasti in piedi, che incominciano a modificare la geometria urbana e che vengono inizialmente visti come dei corpi estranei rispetto al vecchio centro storico.

Palazzotti via Roma alla fine dell'800, e con i portici la vecchia dogana
E' però nel 1858 che si iniziò a progettare una prima radicale organizzazione di quell'area che dapprima aveva visto sorgere una fila di casupole e casotti addossati ai bastioni del molo, uno spazio dove fino al XIX secolo si estendeva ancora una spiaggia sassosa che, dalla via San Francesco al Molo (l'attuale via Roma) giungeva fin dove, nel 1923, verrà costruito lo stadio Amsicora, l'allora confine geografico delle saline posto a bordo mare. La superficie che si sviluppava all'incrocio fra le odierne via Roma, via XX Settembre e l'inizio dei viali Diaz e Bonaria, era invece occupato da un promontorio circondato dal mare, tant'è che oggi la sede del Banco di Sardegna poggia i piloni delle sue fondamenta nell'acqua e, dove si trovava la vecchia stazione delle Ferrovie Complementari, esisteva un'area marina che entrava fino alle pendici del Colle di Bonaria.

Vecchia Stazione Marittima del Molo
Furono i romani i primi a proiettare la banchina portuale verso l'esterno, poi col tempo allungata e modificata fino ad arrivare alla metà del XVI secolo, quando la Darsena si avviò, pian piano, ad assumere la configurazione attuale.

Con la demolizione delle mura che cingevano l'antico quartiere della Marina, via San Francesco al Molo era divenuta una distesa, ribattezzata Piazza del Sale, dove iniziarono a rinascere una sfilata di piccole case a pian terreno, primo piano e delle volte anche con un secondo piano, abitate da famiglie di gente di mare. Si trattava di casette di due o tre stanze ciascuna con i piani bassi occupati da piccole botteghe o da trattorie popolari, note per la cottura delle interiora dei bovini. A fare da padrona in quest'area erano però ancora i casotti che, sistemati quasi adiacenti al molo, vendevano il pesce fresco. Il luogo era soprannominato "S'Arrestreglio", nome che derivava dal fatto che quelle baracche venivano chiuse con le assi di legno.

Sullo sfondo il palazzo della Dogana e di fronte palazzo Ina
Nonostante la costruzione delle nuove dimore, il risultato dell'abbattimento delle fortificazioni fu comunque desolante, poiché levata la corazza, lo scenario che si presentava agli occhi di chi arrivava dal mare era spoglio e penoso. Così, anche per esigenze edilizie, attribuite principalmente alla creazione del nuovo porto, si decretò la demolizione di tutti gli edifici addossati al molo nel 1887, e gli stabilimenti per la concia delle pelli e del cuoio sviluppatisi in quell'area, vennero trasferiti alla periferia della città.

Palazzo Zamberletti
La fine dell'Ottocento si distinguerà per l'avvio della realizzazione dei nuovi edifici che pian piano rimpiazzeranno le fortificazioni e che delineeranno la futura via Roma con la famosa Palazzata. I primi fabbricati a sorgere saranno Palazzo Garzia-Vivanet e Palazzo Leone Manca, entrambi ultimati nel 1894.

Anche l'estremità est della via Roma iniziava a cambiare volto e andava ad unificarsi a quella porzione di terra che, ormai colmata, bonificata e spianata, sarebbe divenuta un'importante perno della Cagliari moderna.

Panoramica anni Trenta del '900. Si notano ancora la vecchia Stazione Marittima del Molo e i palazzi Dogana e Zamberletti
L'unica traccia rimasta della via San Francesco ottocentesca, è la presenza di un piccolo agglomerato di case a schiera, ristrutturate, ma senza colonnato.

Di fronte alla Darsena, l'ultimo edificio porticato che si incontrava era Palazzo Zamberletti, completato nel 1895 e poi distrutto dai bombardamenti del 1943. Al suo posto, ad affiancare Palazzo Ravenna (1910), è Palazzo Ina, edificato negli anni Cinquanta del secolo scorso.

Piazza Francesco Paolo Ingrao, sullo sfondo Palazzo Zedda
Palazzo Zamberletti, alla sua sinistra, era fiancheggiato da un grazioso giardino, caratterizzato da una rigogliosa vegetazione esotica, tipica del periodo imperialista, e circondato da una recinzione metallica. Lo stesso giardino, alcuni decenni più tardi, verrà ufficialmente battezzato come piazza Francesco Paolo Ingrao, e continuerà a mostrarsi di forma triangolare; oggi si contraddistingue per la presenza di tre mastodontici ficus posizionati sulle tre estremità, e le siepi ben livellate che confinano con la via Roma.

Prima dell'abbattimento delle fortificazioni medievali, nella seconda metà del XIX secolo, la piazza era circondata dalle stesse mura, che in quel punto formavano il cosiddetto Bastione della Darsena, mentre piazza Giovanni Amendola, titolo con il quale il giardino è conosciuto dalla maggior parte dei cagliaritani, è in realtà il nome del punto di intersezione stradale adiacente, in cui oggi si incrociano via Roma, viale Regina Margherita, via XX Settembre, viale Bonaria, e viale Diaz.

Piazza Giovanni Amendola
Con la demolizione delle mura, il quartiere, che sino ad allora era abitato esclusivamente dalle classi popolari, per lo più pescatori, conciatori e artigiani, subì un imborghesimento ai suoi margini, processo che coinvolse tutta l'area.

Sono i primissimi anni del Novecento, quando sul finale del viale Regina Margherita, vengono costruiti Palazzo Zedda, ed un altro modesto edificio che ospitava gli allievi Carabinieri, e che verrà poi abbattuto durante gli anni Cinquanta per lasciare il posto alla sede dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Piazza Deffenu. A destra Palazzo Tirso e il più moderno palazzo Enel
Nel fronte opposto, nel XVI secolo, l'allora viceré di Sardegna Francisco de Mora, Marchese di Castel Rodrigo, decise di dotare lo specchio acqueo di due bracci, utilizzando come fondazione due lingue sabbiose che percorrevano il fondale trasversalmente alla linea di costa, munendo quello di Levante di un fortino di forma esagonale armato con sei cannoni e ribattezzandolo "Baluardo del Castel Rodrigo". La vecchia fortezza resistette fino alla seconda metà del XIX secolo, dopodiché, demolite le mura, l'area venne occupata dalla Caserma del Molo della Dogana e da altri edifici accessori, i quali, nel 1899, lasciarono a loro volta il posto alla Stazione Marittima, distrutta dai bombardamenti del 1943, e ad un grande edificio porticato, l'unico sul lato sinistro della via Roma. Si trattava del Palazzo della Dogana, demolito poi nel 1958 poiché bloccava il nuovo allineamento della moderna strada e l'ulteriore avanzamento della banchina di riva.

Piazza Deffenu vista da piazza Ingrao, anni Trenta
Sullo stesso lato, ma su un terrapieno differente, l'unico fabbricato esistente, che dava le spalle a quella porzione di terra polverosa e ancora povera di casupole, era il piccolo edificio della Centrale Elettrica della S.E.S (la Società Elettrica Sarda), affiancato poi, tra il 1924 e il 1927, dal Palazzo delle Imprese Elettriche ed Idrauliche del Tirso, realizzato in stile monumentale e progettato espressamente per ospitare uffici.

E' dunque solo a partire dagli anni Venti del Novecento che la trasformazione edilizia comincia a coinvolgere progressivamente anche quel tratto di mare nel frattempo divenuto campagna, vigneti e cardeti, occupato da orti e frutteti, che aveva inizialmente caratterizzato la piana fra la via Nuova (l'odierna via Roma, e il selciato che dal porto sfrecciava con le rotaie della tranvia del Campidano), fino alla sede dello stadio Amsicora, urbanizzando e vivacizzando la zona. In quegli anni, le prime casette, basse e tozze sorgevano sparse dal via San Bartolomeo (l'attuale viale Armando Diaz) fino ad arrivare alla chiesa di San Bardilio, per poi innalzarsi ancora verso la salita oltre l'antico cimitero, e comparire di fronte al Santuario di Bonaria, dove era anche ripreso, dopo circa cento anni, il cantiere della basilica.

Piazza Amendola e sullo sfondo l'intersezione stradale, anni Trenta
I tremendi bombardamenti del 1943, però, non risparmiarono nessun'area.

Nel secondo dopoguerra, Cagliari conoscerà un periodo di forte crescita demografica ed economica, una fase di sviluppo che si interromperà solo durante gli anni Settanta del Novecento. Le distruzioni portate dalla guerra saranno l'occasione per incentivare anche il nuovo spiazzo trapezoidale che, realizzato al centro della città, proprio dove partiva la via Nuova, costituirà uno dei fondali della moderna via Roma e, insieme all'odierna piazza Giovanni Amendola, diventerà uno snodo cruciale per Cagliari, una zona di raccordo per diverse e importanti arterie che di lì a poco avrebbero iniziato a prendere forma.

Le bombe distruggeranno irrimediabilmente il piccolo edificio della S.E.S., la società elettrica fondata nel 1911 e, prontamente smantellata l'area, tra il 1957 e il 1961, su progetto dell'architetto Gigi Ghò, al suo posto venne realizzata una nuova costruzione, visivamente singolare per quegli anni, poiché si trattava di un corpo a torre alto ben 13 piani, affacciato verso il porto, e di un altro volume minore che seguiva il margine dell'isolato svoltando verso piazza Amendola.
Le Ferrovie Complementari
Stava sorgendo la modernità.

Palazzo Tirso, posto al fianco del vecchio stabile della S.E.S., venne, al contrario, appena sfiorato dalle bombe.

Lo sviluppo architettonico che aveva caratterizzato i primi tre decenni del Novecento venne cancellato per sempre con l'avvento delle vicende belliche e conseguente riedificazione della città che, nella maggior parte dei casi, avvenne in maniera frenetica e incontrollata. Il risultato che si ottenne fu la costruzione di palazzoni a sviluppo verticale tipici degli anni Cinquanta e Sessanta, ovvero edifici realizzati in tutta fretta e con pochi soldi, ma che volevano forse essere anche la dimostrazione di un senso di rivalsa sulla guerra che aveva raso al suolo le piccole case che cingevano precedentemente l'area.

La città che pareva morta, intraprese un rilancio rapidissimo in tutti i settori, rilevando soprattutto due aspetti: l'espansione, che raggiunse località un tempo isolate, e il rinnovamento dell'antico centro, conseguenza del consistente smantellamento e della formulazione di nuove vie di comunicazione.

Palazzina delle Ferrovie Complementari
In questi anni, affacciata su ciò che era l'antica Regia Darsena, nasce piazza Attilio Deffenu, uno slargo finalmente definito, a lato della cala, tra via Roma e viale Colombo, dove fino ai primi anni del Novecento prospettavano i Regi Magazzini del Sale; lo spiazzo, in principio, era chiamato piazza XX Settembre, per poi arrivare ai giorni nostri, quando venne dedicato ad un giovane intellettuale morto nel 1918 a soli 27 anni, durante la Prima Guerra Mondiale.

Lasciata alle spalle piazza Deffenu, piazza Amendola porta ad una biforcazione che presa a sinistra confluisce con il viale Bonaria, mentre a destra va a fondersi con il lunghissimo viale Armando Diaz, una strada di antica formazione sorta dopo le prime colmate di terra che avevano lo scopo di allontanare il mare dalla costa, e che univa il centro storico cagliaritano con la frazione di San Bartolomeo, un borgo che trova le sue origini almeno dal XII secolo, poiché in questo luogo si trovavano i vicini monasteri benedettini di San Bartolomeo e di San Giuliano.

Viale San Bartolomeo, futura viale Armando Diaz
Nei primissimi anni del Novecento, il terreno tutt'attorno ai piedi del Colle di Bonaria si presentava ancora desolato e incolto, mentre sopra la collina, tralasciata l'area cimiteriale e il complesso religioso, emergeva una dimensione rocciosa e selvaggia. I cagliaritani indigenti abitavano le grotte presenti nella scarpata e le stamberghe sorte in maniera fortuita. Fu subito dopo la bonifica della superficie divenuta ormai sabbiosa, ma dapprima occupata dal mare e poi dalla palude, e che dalla Darsena si estendeva fino al Bagno Penale di San Bartolomeo, che iniziarono a sorgere le prime case. Questo risanamento, avvenuto fra il 1926 e il 1930, diede vita anche all'attuale porticciolo di Su Siccu e fu il punto di partenza della storia urbana di tutta quest'area posta ai piedi della Collina di Bonaria.

La collina di Bonaria prima delle bonifiche avvenute tra il 1926 e il 1930
Con la rinascita del territorio, le prime abitazioni erano sorte in maniera discontinua e confusa lungo tutto il viale San Bartolomeo, e lì dimoravano soprattutto le famiglie dei pescatori. Le casette proseguivano poi in maniera più lineare e omogenea sull'area ancora sabbiosa posta ai piedi del complesso religioso, e verranno poi prontamente demolite durante gli anni Sessanta del Novecento per far posto alla nuova scalinata monumentale.

Oggi, a ricordarci qual era l'antica linea di costa è la colonna di Bonaria, posta sul punto dove nel 1370 arrivò la cassa con il simulacro della Madonna.

Inizio del viale Diaz e i palazzoni moderni
Il nuovo Piano Regolatore Generale della città, predisposto tra il 1962 e il 1965 dal prof. Enrico Mandolesi, prevedeva che il viale Armando Diaz diventasse, oltre che un'importante asse di scorrimento interno, anche il più vitale e prestigioso centro direzionale di Cagliari.

Il disegno dell'intera area immaginava l'accentramento di tutti gli aspetti pubblici e amministrativi del capoluogo che, a loro volta, avrebbero dovuto dare una continuità tra questa parte della città nuova e gli antichi quartieri cagliaritani del centro storico.

Il Piano Mandolesi non riuscì però ad essere concretizzato, e si poterono portare a compimento solo alcune istanze di ricostruzione del dopoguerra. Una di queste fu il trasferimento dei binari della vecchia stazione delle Ferrovie Complementari della Sardegna.

Viale Diaz
Nella strada che oggi congiunge i viali Diaz e Bonaria, sul lato breve che costeggia l'attuale edificio che ospita il palazzo del Banco di Sardegna, vi era infatti una stazione dei treni. Una costruzione che risale all'ultimo ventennio dell'Ottocento, quando venne avviata la realizzazione della linea ferroviaria a scartamento ridotto che avrebbe collegato Cagliari con Isili, Sorgono e Arbatax.

L'inaugurazione avvenne il 15 febbraio 1888, e la stazione, che era un esempio di architettura costruita in ferro, si presentava con delle strutture in muratura realizzate in stile neoclassico, e con la tradizionale pensilina che accoglieva le locomotive e i vagoni. Il piazzale consisteva invece in un fascio di quattro binari, compreso tra il fabbricato viaggiatori e un'ulteriore edificio situato sul lato del viale Diaz. I due impianti erano uniti da grosse coperture metalliche. Il fabbricato viaggiatori era un palazzotto a due piani con pianta rettangolare, e la sua facciata, modificata nel corso dei decenni rispetto alla configurazione originale, era caratterizzata da un orologio incastonato nel prospetto principale, poi successivamente eliminato.

Viale Bonaria
Dalla seconda metà dell'800, in prossimità della stazione, percorrendo quell'antichissima strada d'accesso che portava all'antico santuario sul colle, il sobborgo era pressoché formato da una serie di costruzioni molto basse che ospitavano principalmente le botteghe di fabbri e marmisti che lavoravano per la necropoli vicina. Era quasi un'area semi industriale, in una città che ancora non lo era più di tanto. 
Il cimitero, per una scelta di igiene pubblica, impediva la presenza delle residenze, benché le necessità dell'epoca portarono lo stesso alla costruzione di piccole casupole che ospitavano famiglie povere di modesti artigiani. Fu solo dopo il secondo dopoguerra che ebbe ufficialmente avvio l'urbanizzazione dell'area e la realizzazione delle prime abitazioni con atto formale, sebbene lungo il viale Bonaria, nel 1935, ignorando le disposizioni municipali, vennero realizzate la sede della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), e tutta una serie di strutture sportive caratterizzate dall'uso tipico del Sabato Fascista (nel dopoguerra vennero poi utilizzate da moltissime scuole come palestre all'aperto).

Parco sotto il Banco di Sardegna
Nel 1964 la vecchia sede della GIL venne acquistata dalla Rai e l'edificio, completamente stravolto, oggi possiede ben poco della struttura razionalista originaria.

Il Cimitero Monumentale di Bonaria, inaugurato il 28 dicembre 1828, col passare del tempo venne pian piano ampliato sia lateralmente che verticalmente. Nel 1929, la chiesa di San Bardilio subì invece gli ultimi colpi di grazia nel suo impianto ormai già ridotto a un rudere, e il Consiglio Comunale deliberò di demolire ciò che rimaneva della vetusta e decadente chiesa. Al suo posto, nel 1985 venne costruito l'ingresso principale del camposanto e l'odierna piazzetta Cimitero. 

Sulla superficie occupata dall'attuale sede della Guardia di Finanza del viale Diaz, nel 1901 viene inaugurato il Poligono del Tiro a Segno Nazionale, poi trasferito nei pressi del moderno aeroporto di Elmas durante gli anni Sessanta. Alle sue spalle, a parte qualche casupola costruita attorno ai campi, continuavano ad esserci ancora orti, frutteti, oliveti e vigne. Il quartiere fieristico inizia invece a prendere forma attorno al 1951, in un'area bonificata e poi colmata con le macerie degli edifici bombardati dai caccia anglo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale.

Parco sotto il Banco di Sardegna
Immediatamente prima dell'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, la Stazione delle Ferrovie Complementari della Sardegna iniziò, pian piano, ad essere smantellata, e anche la grande copertura metallica fu rimossa per ricavarne ferro e altri metalli utili per la causa bellica. Negli anni del conflitto però, lo scalo continuò a lavorare a pieno ritmo per consentire a tanti cagliaritani di sfollare in treno verso l'interno dell'isola.

Ritornata la pace e riparati i danni causati dalla guerra, si incominciò invece a discutere sulla possibilità di trasferire in un'altra zona di Cagliari il capolinea delle Ferrovie. Il percorso ferroviario iniziava infatti ad interferire con la viabilità stradale di alcune zone importanti della città e si ritrovò in un'area interessata a possibili sviluppi urbanistici. Si giunse così alla decisione di spostare il capolinea della ferrovia dalla stazione di viale Bonaria ad una nuova da realizzarsi in piazza Repubblica, a circa un chilometro di distanza.

Panorama dalla Collina di Bonaria
Il centro direzionale cagliaritano, invece, vide la luce solo parzialmente durante gli anni Ottanta con la completa demolizione degli edifici e delle infrastrutture ferroviarie che permisero la costruzione del complesso finanziario della sede centrale del Banco di Sardegna.
Nel 2018, sotto i suoi portici, tra il viale Diaz e il viale Bonaria, è sorto un parco con giochi per bambini e panchine dove poter sostare. E' un parco protetto da una cancellata con dei cancelli e dotato di Wi -Fi e telecamere per la video sorveglianza, accessibile solo nelle ore diurne, questo per precludere la sosta notturna ai senzatetto che più volte, all'interno del sottoposto, vi hanno costruito una baraccopoli.

L'unica traccia rimasta del vecchio e storico impianto delle Ferrovie Secondarie è riscontrabile solo nell'odierna toponomastica: la via che fiancheggia il lato ovest di quella che era l'area ferroviaria dello scalo dell'attuale viale Bonaria è denominata via delle Stazione Vecchia.
Panorama su via Roma (Ph Sardegna GmbH*)
Oggi il viale Diaz è una lunga strada urbana di scorrimento che collega il centro storico con il quartiere fieristico e i centri sportivi di Cagliari, mentre il viale Bonaria, antica strada d'accesso, costruita dall'infante Alfonso d'Aragona durante l'assedio del Castellum Castri de Kallari (1324), che portava al Santuario dedicato alla santa Patrona della Sardegna, è una via trafficata e, oltre ai due istituti bancari, a sinistra ospita dei moderni palazzotti con al piano terra negozi e ristoranti. Quella stessa strada costruita durante il periodo aragonese, presa in salita costeggia ancora il Parco di Bonaria e ciò che rimane delle sue antiche rocce.

*Francesco Paolo Ingrao è stato un esperto e collezionista d'arte, morto a Cagliari nel 1999.

Bibliografia e Crediti Fotografici