martedì 19 aprile 2016

Il complesso di Santa Caterina: da monastero a scuola elementare

Scuola di Santa Caterina
L'infinita via Fossario ci conduce lungo la discesa dei bastioni di Santa Caterina, i quali non sono altro che, ciò che un tempo, era il prolungamento naturale della stessa via. Dagli spalti di questa larga e splendente terrazza sospesa sopra la città è possibile ammirare un bellissimo panorama che spazia su Cagliari, sul golfo, e sui bastioni sottostanti: la terrazza Umberto I e l'intero complesso del Bastione di Saint Remy.

Bastione Santa Caterina
Tutta l'area, nel tempo, ha subìto profonde modifiche e diverse destinazioni d'uso. Si sa con certezza che nel XIV secolo faceva parte delle fortificazioni meridionali del quartiere Castello di Cagliari, e che questo spazio aveva funzioni militari di supporto all'attigua Torre del Leone. Tra il XVI e il XVII secolo poi, il sistema venne ulteriormente ampliato con fortificazioni di nuova concezione, formate da baluardi bastionati più rispondenti alle strategie di guerra rivoluzionate dalla polvere da sparo.

A rendere suggestivo questo grande spiazzo carico di storia però, è anche il mistero che vuole che inglobati nel Bastione di Santa Caterina ci siano i resti di un'antica chiesa duecentesca: la Beata Vergine degli Angeli. Le indagini eseguite con il georadar, realizzate da un ingegnere ed un architetto che tempo fa si occuparono del restauro della galleria Umberto I, tracciarono infatti la presenza di una pianta articolata, oltre che di un importante pozzo che alimentava tutta l'area di questa parte del quartiere.

Ipogeo di epoca romana
Da alcuni documenti ritrovati, e in particolare in una relazione del Marchese di Pescara del 1523, si legge che il pozzo veniva chiamato "Fontana Bona" e che era  collocato presso l'omonima torre oggi scomparsa; un secolo più tardi la cisterna diveniva poi "fonte di Santa Caterina", dalla successiva intitolazione della prospiciente chiesa che fu realizzata nel 1641 presso il monastero già esistente da pochi anni. Nello stesso secolo, sempre da alcuni documenti, si apprende che la fontana fu oggetto di alcuni interventi funzionali al suo sfruttamento, e si legge anche della realizzazione di una macchina per estrarre l'acqua, caratterizzata da un motore a vento dotato di noria con tubi di canna e di mulino orizzontale. All'interno della fontana vi era anche un serbatoio che conteneva 4 metri cubi d'acqua, la volta del pozzo e la garrita. Il pozzo di  Santa Caterina continuò a svolgere un ruolo importante nell'approvvigionamento idrico del quartiere fino al 1867, anno in cui venne ultimata la costruzione dell'acquedotto comunale.

Testimonianze  di tutto ciò si troverebbero oggi in un affresco dell'episcopio cittadino in cui si vedrebbe l'esistenza del tempio di epoca romana. Pare infatti che già nel medioevo l'area era delimitata a est e a sud della porzione orientale delle fortificazioni medievali di Castello, ed in particolare qui dovevano essere collocate due torri, quella della Fontana Bona a pochi metri a sud- est dell'attuale scuola, e quella della Manayra, verosimilmente situata in corrispondenza delle scalette che oggi da via Canelles scendono al Bastione di Saint Remy.

Lavagna d'epoca
Si sa con certezza che il Bastione di Santa Caterina fu edificato tra il 1530 e il 1532, mentre non si sa quando invece vengono demolite le due torri, che comunque non compaiono più nelle piante già dall'inizio del 1700, quando gli austriaci, insediati sul bastione, ne trasformarono la parte superiore in piazzetta pubblica delimitandola da edifici, e battezzandola "platea caseorum". Questo baluardo fu infatti uno dei primi ad essere destinato a verde pubblico cittadino, in seguito alla perdita delle funzioni difensive militari.
Successivamente una serie di interventi determinarono un ridimensionamento del Bastione di Santa Caterina, fino all'ultimo del 1882 quando fu demolita la porzione meridionale, portandola a filo con Palazzo Boyl.

Stamperia
Oggi, prospiciente la terrazza di Santa Caterina si trova un bel caseggiato adibito a scuola elementare, ma fino al 1747 al suo posto sorgeva invece uno dei più importanti monasteri femminili di Cagliari. Realizzato nel 1638, il casamento arrivava fino al ciglio dello strapiombo, e proprio in quel punto, lo Spano racconta che anticamente il convento aveva una parte della sua costruzione che con un portico sovrastava la strada del Fossario. Nel 1641 poi, annessa al monastero, venne costruita anche una chiesa, e il piccolo tempio che veniva utilizzato dalle suore e dalle educande venne dedicato alla stessa Santa patrona d'Italia.

Esattamente quella parte, la notte del 27 dicembre 1747, fu però teatro di una terribile disgrazia. Durante una tempesta infatti l'intera ala est del complesso monastico si sbriciolò precipitando nel sottostante terrapieno, che oggi è parte integrante della passeggiata di viale Regina Elena, causando la morte di 12 monache e 10 educande che in quel momento si stavano recando nel coro per pregare.

Banchi d'epoca
Il primo intervento di soccorso, che fu eseguito al buio e sotto il temporale, avvenne nella più totale confusione da parte degli abitanti delle case vicine. Oltre ai morti, si contarono diversi feriti, e tra le suore che per loro sfortuna erano ancora ospiti del convento in quel periodo di festività natalizie, 48 ore dopo, se ne riuscirono a trarre in salvo solo 2.
Lo sgombero delle macerie durò diversi giorni, poi si iniziò la ricostruzione dell'ala del monastero crollata, che venne però tenuta ad alcuni metri di distanza dal ciglio dello strapiombo. Da quel momento, nemmeno la strada passò più sotto il portico. 

Nel frattempo, anche se in pessime condizioni, la parte del cenobio rimasto in piedi venne subito rioccupato da alcune suore.

Stamperia
Nel 1899 era ancora abitato da due sole sorelle ultra ottantenni e, nel 1905, morta l'ultima residente dell'edificio, tutta l'area e il complesso sopravvissuto al crollo vennero ceduti al Comune di Cagliari per risanare via Canelles e prolungare la passeggiata del Bastione.

Le demolizione avviata nel 1907, che porterà poi alla costruzione della scuola di Santa Caterina, non avvenne senza sorprese. Gli operai che si ritrovarono a lavorare presso il cantiere infatti, all'interno di un profondo pozzo, trovarono le spoglie di decine e decine di monache sepolte dentro una fossa comune, suore che una volta defunte, venivano sbrigativamente inumate in quel luogo. L'orrore di una tale scoperta fu però superato dal ritrovamento di due cadaveri di fanciulle con il capo mozzato. Gli scheletri, deposti in modo ordinato e ancora vestiti, appartenevano, come sembra, a due sorelle morte di qualche malattia a metà dell'800, e sepolte in tutta fretta nei meandri del convento sotto richiesta dei loro familiari.

Stamperia
La scuola elementare di Santa Caterina, sorta in quella che allora era la piazza dedicata alla santa senese, ma dove adesso invece si leva la piazzetta intitolata al professor Goffredo Angioni, vede probabilmente la luce già nel 1908, e per motivi di sicurezza, venne costruita con un ulteriore lieve arretramento rispetto al costone di roccia; sfortunatamente però, oggi nessuno è più in grado di dire con precisione quando sia stata inaugurata, poiché un incendio avvenuto nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, ne distrusse l'archivio e tutti i documenti. E' certo però che la scuola era già funzionante nel 1910 poiché alcune immagini la ritraggono splendente per la potente illuminazione ottenuta con moltissime torce di bengala che omaggiarono il re Vittorio Emanuele II e la regina Elena in visita a Cagliari.
Gabinetto dentistico
Oggi l'edificio ospita una scuola elementare, ma al suo interno continuano ad essere conservati diversi reperti di valore, tra i quali spicca una cisterna romana.

Recentemente è stata restaurata una stamperia del primi del Novecento, ha riportato alla luce diverse strumentazioni belliche, ha ripristinato un antico gabinetto dentistico e ricostruito un'aula d'epoca. La scuola promuove una miriade di iniziative per consolidare una memoria storica importante per il quartiere e per la città, mantenendo la sua destinazione originaria ma in stretta relazione con le didattiche più avanzate.

Nel 2015 poi, è stata avviata un'opera di riqualificazione che ha avuto l'obiettivo di riannodare quella  linea del tempo che rende possibile percorrere, lungo i sentieri della memoria, le vicende del mondo antico e quelli più vicini a noi. Tutto è avvenuto con il recupero della Passeggiata Coperta, della Galleria dello Sperone, della sezione scavata del Bastione di Santa Caterina e la valorizzazione dell'ipogeo punico-romano presente al suo interno, percorsi raggiungibili con un accesso realizzato davanti alla scuola Santa Caterina.

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Goffredo Angioni, al quale è dedicata la piazzetta su cui sorge la Scuola di Santa Caterina, è stato medico primario dal 1946 al 1982 della Divisione Malattie Infettive dell'ospedale S.S. Trinità di Cagliari. Molto apprezzato per la sua indubbia professionalità, aveva dovuto affrontare e risolvere molti problemi legati alla sanità di quegli anni. Per il Professore che non conosceva pause, così veniva comunemente chiamato, fare il medico voleva dire affrontare giornalmente casi di colera, meningite, epatite, tifo e quant'altro con grande senso di responsabilità. Autore di tantissime pubblicazioni scientifiche, è scomparso nel 1988.

Le monache decedute furono: la sorella del Giudice D. Francesco Cadello, Suor Giacinta Deliperi, Suor Luigia Claveria, Suor Anna Bastida, Suor Giuseppa Manconi, Suor Giovannina Orrù, Suor Paola Maria Otgier, Suor Laurica Nin, Suor Anna Maria Deidda, Suor Anna Silvestre, Suor Dionigia Pastor, Suor Ignazia Pastor.
Le educande: Donna Pepica Solinas, Donna Caterina Solinas, Donna Pepica Manca, Luigia Delvecio, Agostina Terragona, Pepica Terragona, Pepica Puggioni, Maria Grazia Marcello.
Si salvarono: Suor Peppa Galcerini, Donna Francesca Sanna.

Bibliografia e Crediti Fotografici

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